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Abitare assistito

I LUOGHI dell’ABITARE


L’evoluzione dall’internamento coatto ai luoghi “altri” dell’abitare si è storicamente declinata intorno ad un concetto di accoglienza residenziale di tipo comunitario (cfr. residenze protette, gruppi appartamento, comunità, gruppi famiglia, nuclei di convivenza).

Le strategie del DSM, tese alla individuazione ed implementazione di differenti luoghi dell’abitare, si sono caratterizzate dalla metodologia della personalizzazione degli interventi e dei progetti di cura, attraverso lo strumento del
budget di salute-progetto personalizzato. Ciò ha comportato, anche per l’abitare, lo sviluppo di ulteriori progettualità, di strategie e di sinergie con il territorio/comunità ed i suoi soggetti, pubblici e del privato sociale.

I progetti di abitare assistito attualmente in corso nascono nella logica della personalizzazione della cura, della riconversione di economie, dell’ integrazione tra rete sociale/comunitaria e servizi, così come dallo stile di lavoro tra partners istituzionali e del privato sociale fondato sulla coprogettazione.
Sono rivolti a persone che, per periodi definiti o di lunga durata, sono state ospitate nelle strutture residenziali del Dipartimento di Salute Mentale (Villa Carsia).

Sono rivolti a persone, anche giovani, che, pur in presenza di disturbi rilevanti, non potendo contare né su una rete familiare (assente o inadatta a offrire un sostegno) né su una rete sociale definita, muovono da una storia di sofferenza/emarginazione/stigma e per i quali si sono sperimentate soluzioni abitative supportate alternative alla residenzialità.

L’abitare assistito è la domiciliarizzazione della cura, intesa come processo di ricollocamento degli interventi nei contesti di vita reali. In questa prospettiva la persona è al centro di un processo soggettivante di riacquisizione di diritti/doveri con restituzione di responsabilità. Diviene autrice del proprio percorso emancipante, a partire dall’abitare casa propria.






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