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Nasce a Milano, all'ombra del Duomo, il 17 luglio 1909. Non aveva ancora 20 anni quando s'è messo a fare il fotoreporter. Ossia il giornalista con la macchina fotografica e la pellicola invece che con la penna e il taccuino. Un modo non riconosciuto allora dalla corporazione dei giornalisti, che soltanto alla metà degli anni Settanta ha cominciato a lasciar passare questa razza anomala di colleghi. Un mestiere cominciato quasi per caso, come allora accadeva quasi sempre (e come spesso continua ad accadere oggi) ai giornalisti 'veri'. Un mestiere che Fedele Toscani ha fatto per quarant’anni, a tempo pieno, di tanto in tanto sostituendo la macchina da presa a quella fotografica, prima in società con Vincenzo Carrese, assieme al quale aveva fondato l'agenzia Publifoto, poi in proprio con la Rotofoto, legata da contratto al Corriere della Sera. Tutto quanto nel bene o nel male, è accaduto in Italia lungo quasi mezzo secolo è stato visto e fotografato o filmato, coi suoi protagonisti, da Fedele Toscani. Decine di giovani hanno imparato il mestiere da lui, sovente pure scoprendo che era meglio fare il contrario di lui, quanto a imprevidenza e disinteresse per i quattrini. Poi d'un tratto, all'inizio degli anni settanta non ne ha più voluto sapere di macchine, di camere oscure, del Corriere e dell'Agenzia. Ma se un giornalista amico, una testata simpatica o un personaggio da lui stimato gli proponevano un servizio che gli piaceva, accettava e partiva, con voglia ed entusiasmo ritrovati. E' così che ha documentato, per l'Espresso e insieme per l’amico Franco Basaglia, l'avventura antimanicomiale, passando per Gorizia, Colorno e Trieste in groppa a Marco Cavallo, fino al varo della 180. Fedele Toscani è morto a Milano il 7 luglio dell'83, dieci giorni prima di compiere 74 anni.